Il videogioco che trasforma le opere del MIC in frammenti di una storia da ricostruire
| Cliente | MIC – Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza |
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| Anno | 2025 |
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Un videogioco museale pensato per un pubblico di giovani videogiocatori. Non un semplice gioco "sul museo o nel museo", ma un'esperienza che usa il linguaggio del gaming per generare curiosità, apprendimento e promuovere la visita.
Fragments – Frammenti dal Futuro nasce dentro il progetto MIC 4.0, con un obiettivo chiaro: rendere il patrimonio del museo più vicino alle nuove generazioni attraverso un formato che doveva essere didascalico,. L’obiettivo, fin da subito, era realizzare un vero videogioco giocabile e appassionante.
Il punto di partenza del Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza era uscire dal classico videogioco ambientato nel museo, realizzando un prodotto di marketing digitale da affiancare alla visita. Cercava un’esperienza che stesse in piedi con le proprie gambe, che fosse prima di tutto piacevole e proprio per questo efficace nel portare il patrimonio verso il pubblico e il pubblico verso il patrimonio.
Per arrivarci, abbiamo attraversato una lunga fase di concept, confronto e selezione delle idee. La scelta finale ci ha portati in un territorio meno frequentato e più raro per le applicazioni museali: quello dei giochi di ricostruzione e collezione.

Un concept narrativo forte che contestualizza il gioco
Il gioco immagina una Terra trasformata in una palla di ghiaccio. L’umanità non c’è più da tempo. A esplorare Faenza sono degli alieni-archeologi che si rendono conto che, scavando tra i manufatti e le opere custodite dal MIC, è possibile ricostruire la storia dell’intera umanità.
Questa premessa narrativa ha due vantaggi: dà al giocatore una missione chiara e crea una distanza immaginativa sufficiente per guardare le opere con occhi nuovi, come se fossero reperti da decifrare.
Si collega anche alla storia della nascita del museo, ricostruito per donazioni e recupero di frammenti, dalla ceneri del museo bombardato durante la seconda guerra mondiale.
La scelta del puzzle game è stata strategica. Ricostruire frammenti è un gesto archeologico adatto alla ceramica e a svelare progressivamente un patrimonio.
Ogni opera ritrovata non è solo un premio visivo: diventa un tassello di conoscenza, sbloccando schede collezionabili che raccontano curiosità, tecniche e contesti storici in una forma che aumenta la retention formativa.
Questa struttura rende il gioco naturalmente scalabile: nuovi oggetti, nuove card, nuovi livelli e nuove sfide possono essere aggiunti nel tempo, estendendo la vita utile del prodotto senza cambiarne la grammatica, aumentandone quindi la durata.
Giocare, ricomporre, collezionare

Fragments alterna esplorazione narrativa, ricostruzione degli oggetti e meccaniche puzzle che richiedono osservazione, logica e pazienza.
Il giocatore recupera i frammenti, li ricompone e sblocca card illustrate dedicate alle opere. In questo modo il contenuto museale non interrompe il flusso del gioco, ma ne diventa parte integrante.
È qui che il progetto trova il suo equilibrio migliore: l’apprendimento non viene imposto dall’alto, ma è una ricompensa naturale del progresso di gioco.

Un prodotto digitale che promuove la visita al museo
Fragments è accessibile da ovunque e può essere giocato indipendentemente dalla visita del MIC. Questo abbassa la soglia d’ingresso e consente al museo di iniziare la relazione con il pubblico esterno.
Ma il progetto non si esaurisce online. Al completamento del gioco, l’utente ottiene un ingresso omaggio e scopre un livello segreto che può essere giocato a patto di racarsi fisicamente al museo.
Questo passaggio è fondamentale. Il digitale non sostituisce la visita: la prepara, la rende desiderabile e crea continuità e relazione con il pubblico.
Anche l’articolo di Finestre sull’Arte ha sottolineato questa qualità, inquadrando Fragments come uno dei tasselli più interessanti del progetto MIC 4.0 per il suo modo di unire gioco, patrimonio e ritorno all’esperienza concreta del museo.
Per noi è un esempio chiaro di come un museo possa usare il gaming non come ornamento, ma come leva di attivazione culturale.


Una visual identity che tiene insieme narrazione, gioco e museo
Dal punto di vista visivo, abbiamo costruito un immaginario glaciale e leggermente pop: palette fredde, superfici spezzate e un sistema di interfaccia chiaro, leggibile, adatto al target.
L’alieno è la guida e mentore del gioco; ci accompagna dentro l’esperienza e aggiunge personalità al racconto, mentre le card delle opere fanno da ponte tra la grammatica bidimensionale del gioco e l’eleganza del patrimonio museale. Un progetto in cui narrazione, meccanica e contenuto culturale si rafforzano a vicenda.
Un gioco pensato per durare e crescre nel tempo
Fragments mostra bene un approccio che ci interessa molto: partire dal bisogno di un’istituzione culturale e trovare il formato giusto, invece di applicare soluzioni standard.
Per il MIC questo ha significato scegliere un gioco divertente, aggiornabile e capace di generare una relazione progressiva con il museo. Per noi ha significato costruire un progetto che unisce strategia, game design e visual identity in un unico dispositivo di engagement culturale.
Non un videogioco sul museo, quindi. Un videogioco che usa il museo per costruire un’esperienza significativa, giocabile e pronta a crescere nel tempo.
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