02/2021

Perché serve quello che serve

Design
Strategia
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4 min.

Lo strumento giusto in base al bisogno, da wordpress al Nocode

Un sito web, una app, un serious game, sono strumenti utili se soddisfano l’esigenza per la quali sono stati realizzati. Vero. Ma non solo. Sono utili se lo fanno nel rispetto del più classico dei parametri di buona salute aziendale, ovvero il rapporto costi/benefici

Ed è sano che costi e benefici vengano considerati guardando a “costi a lungo termine” e  “benefici a lungo termine” rapportati al ciclo di vita medio del soggetto a cui facciamo riferimento e ad una strategia/visione per il futuro. 
Insomma. Non è facile.
Per questo molto spesso - giova ripeterlo - il rapporto di fiducia che si instaura tra cliente e fornitore deve rispondere tacitamente e affermativamente a questo dubbio: sanno come aiutarmi? Hanno capito di cosa ho bisogno?


Che si parta dalla necessità di creare una landing page perché si vuole vendere un prodotto o un servizio, che si miri a raccogliere contatti mediante una Call2Action che porta all’inserimento dei dati in un form. Che si tratti di una pagina di divulgazione, un sito vetrina, un ecommerce… il design, il contenuto e la tecnologia che adottiamo devono essere la risultante di una serie di valutazioni. Non esistono infinite risposte se si identifica bene la domanda.

3 passi per arrivare ad una soluzione

  1. Identificare con chiarezza il bisogno da soddisfare
  2. Capire a chi ci si rivolge
  3. Calcolare il rapporto costi/benefici


Attenzione, come in ogni sistema è bene verificare che la progressione dei tre punti funzioni si nella dinamica 1, 2, 3 che con la retroazione 3,1,2. Vuol dire che se il rapporto costi/benefici non è rispettato è bene rivedere il mio bisogno o chiarire meglio il mio target.


Tutto questo per arrivare ad una considerazione quasi ovvia ma che è bene mettere per iscritto.


La scelta della soluzione giusta richiede competenze.


Troppo spesso capita che un’azienda arrivi con un’idea preconcetta, basata sul passato, sui competitor, sull’abbiamo fatto sempre così. E va sé che non tutte le soluzioni tecnologiche siano al passo con i tempi. Un esempio estemporaneo sono i bancomat con vecchi sistemi operativi di Microsoft (parliamo di sistemi non più in manutenzione… ma che maneggiano soldi).

È logico pensare che qualcuno abbia deciso di prolungare l’uso di sistemi tecnologicamente morti da decenni per ridurre i costi di sviluppo /manutenzione/ aggiornamento, buttando avanti la palla sapendo bene che il campo sarebbe finito di lì a poco. E di soluzioni alternative ce ne sono tante da tanto tempo.


3 cose da evitare sempre

  1. Rinunciare alla scalabilità
  2. Infilarsi in un vicolo cieco
  3. Non ascoltare gli esperti. 


Se voglio vendere un prodotto, ad esempio cibo per cani, e voglio venderlo online perché ho un piccolo negozio e intendo ampliare il giro, non mi servirà chiamare un’agenzia chiedendo un preventivo per un e-commerce. L’ecommerce può essere il risultato, il prodotto consigliato dall’agenzia. Ma - a meno che io non abbia in progetto un cambio decisivo di modello di business -  se il mio è un piccolo negozio, il beneficio di cui vado a caccia non è proporzionato al tipo di investimento che voglio/posso fare. Molto meglio appoggiarsi a siti o meccanismi già esistenti e concentrarsi su altri aspetti di marketing, magari territoriale. Perché? Perché l’ecommerce è la punta di una piramide che ha una base larga. Servono risorse per realizzarlo, risorse per farlo funzionare, per tenerlo aggiornato, per seguire i clienti. 


La stessa analisi vale anche per i siti web, per le app, per i giochi. Capita che il cliente confonda una nozione o una conoscenza tecnologica per un elemento imprescindibile da mettere in campo. La richiesta si formula con: ho bisogno di un sito in wordpress, ho bisogno di un’app nativa.

Anche in questo caso il rischio è confondere eventuali risultanze con dictat da imporre all’agenzia. Un po’ come se chiedessimo all’idraulico di ripararci tutto usando solo e per forza una chiave in ghisa da 50 mm marca Bacho.

Siamo nel 2021. Come agenzia digitale ci sentiamo in dovere di consigliare i clienti cercando di valutare le esigenze e di metterle a confronto con tutte le soluzioni e le tecnologie affidabili presenti sul mercato.

Certo. In molti casi al bisogno aziendale che necessita di un sito con CMS scalabile, la creazione di aree riservate, la customizzazione tramite plugin, rispondiamo ancora con la scelta del CMS Wordpress. Siamo i primi a consigliarlo. Ma altrettanto spesso ci troviamo a promuovere tecnologie che rischiano di non essere prese in considerazione solo perché meno note ai clienti. E finiamo col promuovere aziende private che offrono soluzioni più efficaci a determinati bisogni come se ne avessimo un interesse personale.

E’ il caso di Webflow, una piattaforma nocode che ci permette di realizzare siti in tempi ridotti, con un design e una responsiveness costruita su misura. I progetti vengono affidati ai nostri UX designer, garantiscono posizionamento SEO, danno al cliente un CMS semplice e intuitivo e sicuramente sono meno esposti di wordpress lato sicurezza. 

Non si tratta di una soluzione che si adatta al 100% dei clienti.  Ma se e quando si adatta, visti i numerosi vantaggi, perché scartarla?

Un’agenzia digitale che sposa solo soluzioni verticali rischia di adattare il problema del cliente alla soluzione che conosce e padroneggia. Quello che cerchiamo di garantire a Indici Opponibili è un processo inverso. Per questo affianchiamo al classico pacchetto HTML5, Javascript, CSS, PHP la ricerca tecnologica e lo studio di soluzioni nocode come bubble.io, consturct3, unreal engine. Perchè ogni problema ha una soluzione che soddisfa al meglio il rapporto costi/benefici.


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